“Facce e programmi nuovi”: Marone accelera. Di Giacomo candidato? “Non approvo la magistratura in politica”

TERMOLI. Michele Marone, a 3 giorni dal voto, analizza i risultati emersi dalle consultazioni. Parte dal voto. E poi si sposta inequivocabilmente sulle imminenti elezioni regionali.

“Come sappiamo – ha detto Marone – il voto del 4 marzo ha lanciato il messaggio chiaro di cambiamento. Il popolo italiano ha voglia di voltare pagina. Uno tsunami che il nostto gruppo aveva previsto. Da 3 anni giriamo tra la gente e per noi è stata una conferma.
Questo voto del 4 marzo si è visto in maniera netta anche nel nostro Molise.
I soliti nomi hanno stufato. È un voto contro il sistema che fino ad adesso ha governato il Paese e la Regione.

Noi vogliamo rispondere a questo partito della protesta con una forza di responsabilità che deve rappresentare l’aggregazione di persone e programmi nuovi. Parliamo di una proposta politica nuova che vada incontro ai cittadini. Tutti gli utlimi governi hanno ridotto sul lastrico il popolo molisano. È stata una classe politica inadeguata.

In questi 3 anni e mezzo di ascolto noi siamo stati i primi a proporre un programma di governo.

Al di là del toto-nomi è arrivato il momento di dare le risposte. Ribadisco che ci candidiamo alla guida della Regione Molise.
Il centrodestra si riunirà, solleciteranno la candidatura del giudide Enzo Di Giacomo.
Non possiamo affidare il governo di questa regione a un funzionario della magistratura. Il dottore Di Giacomo ha fatto un programma? Io vado oltre la collocazione partitica. Noi ci mettiamo il programma e la faccia. Abbiamo già altri movimenti civici che hanno abbracciato il nostro programma oltre alle 3 liste che hanno aderito, dal basso Molise al Venefrano”.

Dalle politiche sanitarie, passando per il lavoto e le occupazioni fino alla necessità di dare uno sviluppo turistico alla Regione: questi i temi trattati da Marone in conferenza. Seduti ad ascoltarlo attentamente i consiglieri comunali Francesco Roberti e Francesco Rinaldi.

Francesco Rinaldi e Francesco Roberti

Commenti