Depuratore, il consigliere di maggioranza Di Tella risponde a Di Brino

Ho appreso, dagli organi di informazione locale, della conferenza stampa fatta dal consigliere Di Brino venerdì 15.07.2016 e, con enorme stupore, ho letto il contenuto delle sue dichiarazionisia relativamente al depuratore del porto ed a quello del Sinarca e sia alle pompe di sollevamento destinate a convogliare i reflui verso il depuratore di Pantano Basso.

Nel leggere gli esiti di detta conferenza non posso non rilevare come Di Brino si sia completamente dimenticato di essere stato per ben quattro anni sindaco della nostra città prima che fosse defenestrato (ed oggi più di ieri dico giustamente).
Ed allora sento il dovere di fare alcune considerazioni di natura tecnica, ma non solo, su quanto è stato fatto o non fatto e su quanto è stato detto o non detto.

Questo mio intervento è necessitato dall’arroganza di chi, sull’argomento come su tanti altri, non solo non ha fatto nulla per la nostra città ma si permette di censurare questa Amministrazione, molto sensibile ai temi ambientali, che – da quando è in carica – sta cercando, con grande abnegazione e solerzia, di portare a termine i lavori del depuratore del Sinarca, lavori, occorre precisare, che – se Di Brino non avesse cambiato il progetto – sarebbero già finiti da tempo con eliminazione del depuratore del porto.

Appare esilarante poi la motivazione con cui Di Brino ha tentato di giustificare il cambio del progetto da tre moduli (tre vasche) ad uno solo asserendo che ciò è stato fatto perché “la zona è alluvionale”.
Quindi la zona risulterebbe alluvionale per tre moduli ma non lo è per uno?
Siamo veramente all’offesa dell’intelligenza altrui.
Non solo, ma alla fine vedremo anche, con Procura e Corte dei conti istituzioni di cui abbiamo il massimo rispetto, con che correttezza il Di Brino ha tenuto i conti di questo infinito appalto e su quelli che non ha mai tenuto sulla gestione della concessione del sistema idrico integrato.

I FATTI: nel febbraio 2014, data della caduta di Di Brino, nessuna delle opere avviate per l’appalto Dondi (per comprenderci) era stata completata e mi riferisco in particolar modo alla fognatura (realizzata solo al 65% della sua consistenza) e al depuratore del Sinarca (appena il 35% del progetto).
Né lo stesso aveva dedicato attenzione alla scadenza del contratto (14.01.2014), poi prorogato per motivi che nulla hanno a che fare con la costruzione del depuratore.
Di Brino non si era forse accorto che, nei quattro dico quattro anni del suo mandato i lavori erano a “babbo morto”?
Perché alla luce del gravissimo ritardo già allora accumulato, applicando la norma che pure lo consentiva, non ha proceduto egli stesso a rescindere il contratto e poi ad applicare le penali?

Non dovrebbe, infatti, sfuggire ad un già Sindaco, che secondo il regolamento dei LL.PP. (art.145 c. 6 Reg.to), la penale si applica solo in sede di conto finale (cioè alla fine) quindi, semmai, la penale “andrà” applicata e non “andava” applicata.
Riassumendo e leggendo i numeri di cui sopra, stiamo parlando di un contratto del 2007 scaduto nel 2014 e non si sa perché prorogato e di lavori praticamente fermi negli anni di amministrazione Di Brino (2010 – 2014) e senza che quest’ultimo facesse nulla né di fatto e né giuridicamente per farli riprendere o per risolvere il contratto di appalto.

Se poi passiamo all’impianto di pompaggio che avrebbe dovuto essere costruito ai piedi del viadotto sul parco, Di Brino non ha maggior fortuna.
Da quanto apprendo dagli organi di stampa, lo stesso ha perso ben 3 anni (sic nonostante i solleciti!!!!) (dal 09.06.2011 – data della richiesta – al gennaio 2014 – data di presentazione del progetto) per progettare un impianto che, una volta per sempre, avrebbe dovuto risolvere le sorti del depuratore del porto e, quindi, necessitava di una urgenza inusitata, di una via preferenziale.
Ed invece no, tre anni di chiacchiere.
Bene consigliere Di Brino già sindaco, una domanda: ma se avesse dovuto far progettare un’opera normale, ordinaria, quanto tempo avrebbe impiegato?
O forse quell’impianto così come da lei concepito non era così urgente?
Ed allora è proprio vero che ha fatto proprio il noto assunto di strategia militare “La miglior difesa è l’attacco”.
Traslando sul merito del suo progetto dell’impianto ed andando a leggere la relazione tecnica allegata si apprende che:
• si sarebbe dovuto demolire l’impianto di pompaggio dei reflui già esistente e perfettamente funzionante – ubicato in via Cavalieri di Vittorio Veneto – e dimensionato per 118 l/sec. per un costo stimabile prudenzialmente in euro 200.000 ;
• si sarebbero dovuto far cadere le acque reflue (che sino a quel momento confluivano nell’impianto da dismettere in Via Cavalieri di Vittorio Veneto – cioè ad una quota superiore) fino al sottostante Parco Comunale ove si sarebbe dovuto costruire un nuovo impianto di sollevamento (dimensionato per 110 l/sec. – praticamente uguale a quello precedente anzi più piccolo – per un costo stimato dell’investimento di euro 546.000 e non euro 200.000) e con questo risollevare le acque sino a Via Corsica!!!!!! .
La cosa che appare stupefacente è la irrazionale logica del progetto.
Per dirla con una metafora è come se una persona che si trova al piano terra della propria abitazione, dovendo portare nel sottotetto una cassetta con della frutta (di cui non conosce il quantitativo), scendesse prima in cantina per poi risalire in soffitta mettendo nella cassetta – se ci fosse spazio – anche della frutta presa in cantina. Se, invece non ci fosse spazio nella cassetta, avrebbe fatto solo un giro in cantina a vuoto con grande dispendio di energie.
Chi di noi, normali cittadini, si comporterebbe così?

Non è dato poi comprendere come l’impianto, così progettato, di dimensione persino più ridotta di quello esistente, avrebbe consentito con il Sinarca di ridurre, addirittura del 70%, la portata delle acque reflue che vanno al Porto .
Ma, oltre ad avere un costo di circa 750.000 €, tale progetto aveva altre due pecche fondamentali :

1. Raddoppiava i costi di sollevamento del liquame proveniente dal quartiere S.Alfonso;
2. Aveva un orizzonte temporale limitato a pochissimi anni, se è vero che l’impianto di depurazione del Porto andrà dismesso quanto prima.

I motivi che hanno portato dunque a rielaborare il progetto, come ben si comprende, sono molteplici: era inutile, comportava costi elevati di gestione ed era destinato all’abbandono dopo pochissimi anni.
Ed è il sindaco Sbrocca ad essere incapace e negligente?
Probabilmente Di Brino ha fatto una conferenza stampa guardandosi allo specchio.

Il nuovo impianto riprogrammato, invece, una volta ultimato, consentirà il trasferimento di tutte le acque che oggi arrivano al depuratore del Porto, ed è, questo, il primo passo per la dismissione di tale impianto ormai da tempo obsoleto, nella previsione di dover accelerare al massimo il trasferimento dei liquami che con i dovuti accorgimenti tecnici saranno definitivamente deviati verso Pantano Basso/COSIB.
Un logica, questa, sfuggita al distratto ex Sindaco Di Brino, nonostante i suoi anatemi da Consigliere di opposizione e i chiarimenti che gli sono stati forniti in commissione consiliare; e non solo a Di Brino, perché anche altri oppositori (fortunatamente pochi) hanno preferito su questo tema dare prova concreta di disconoscenza, di critica spicciola e generica, povera di contenuti, preferendo cimentarsi sulla questione solo con il loro profilo peggiore, quello basso basso!

Vorrei infine ricordare una volta per sempre che la situazione di difficoltà del depuratore del porto, è stata – dalla società che lo gestiva, la CREA Gestioni srl,, società che ha in mano il sistema idrico integrato (per dirla in breve acqua e fogna) della nostra città – comunicata ripetutamente ed inutilmente all’ex Sindaco Di Brino con tantissime note a cui non è stato mai dato riscontro, quali quelle indicate con i nn° 66/2010, 109/2010, 156/2010, 157/2010, 158/2010, 205/2010, 214/2010, 223/2010, 240/2010, 106/2011, 87/2012, 130/2012 e molte altre ancora).
Il buon Di Brino, quindi, non solo non si è curato di dare risposte immediate agli appelli assillanti di CREA, ma neppure, e quindi, molto più irresponsabilmente, si è preoccupato di controllare e governare i conti economici della gestione del depuratore, tacendo in modo spudorato sui rendiconti che gli venivano (o non gli venivano) trasmessi, senza avviare i necessari controlli, senza chiedere spiegazioni e delucidazioni su partite contabili dubbiose, senza porsi seri interrogativi sui costi elevati per rimediare alle falle del depuratore, oltre che della condotta; ed è così che si è giunti – per distrazione permanente – tanto all’odierna situazione del sistema depurativo, cosa assurda, quanto ai conteggi milionari, non governati, mai esaminati, rinviati inesorabilmente col passare ineludibile del tempo sulle spalle degli utenti, mancando ovviamente altri rimedi finanziari.

Al contrario, il Sindaco Sbrocca si è subito preoccupato della situazione ereditata.
Merito dello stesso, sin dal suo insediamento (Giugno 2014) è stato quello dapprima di aver dato ascolto al gestore del servizio, ma anche di averlo costretto a praticare soluzioni strutturali e gestionali orientate al ripristino della normalità, con attenzione dedicata soprattutto al tema della delocalizzazione dell’attuale sistema depurativo della Città. Poi (dal 2015) ha effettuato una grande opera di sollecito verso l’Ente di Governo dell’Ambito per il Molise (EGAM), al quale la legge nazionale aveva conferito poteri di governo e funzioni di controllo del servizio idrico integrato, sottraendoli alla competenza comunale, così chiamando il Commissario appena nominato ad assumersi tutte le necessarie responsabilità decisionali, quelle stesse che oggi stanno portando al superamento dell’emergenza tanto trascurata da Di Brino Sindaco, ma tanto chiacchierata da Di Brino consigliere di opposizione.
E per non dire dei lavori di costruzione del modulo depurativo del Sinarca, che dopo anni di progressiva agonia burocratica, grazie ad una conduzione colpevole di ogni sorta di ritardo, sono giunti finalmente al termine, ma è stato necessario riformare in questo la direzione dei lavori, riprogrammare il calendario delle lavorazioni, rescindere, alla fine, il contratto con l’impresa esecutrice, ricorrere all’applicazione delle penali e all’esecuzione in danno anche per mettere il nuovo depuratore in esercizio provvisorio e poterlo poi conferire in gestione ordinaria all’EGAM.
E tutto questo non è stato Di Brino a farlo, lui no, era stato troppo impegnato da Sindaco a gestire non so cosa, ed è oggi ancora impegnato, da Consigliere comunale di opposizione, ad organizzare eventi contro e fatue conferenze stampa con effetto boomerang, ma è stato fatto in meno di due anni dal Sindaco Sbrocca prima e dall’EGAM dopo.

Arch. Gianni Di Tella – Consigliere comunale di maggioranza

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